Il trasferimento è il passaggio da una struttura carceraria ad un’altra e può avvenire per diversi motivi. La prima distinzione importante è data da chi richiede il trasferimento, la domanda può avvenire sia da parte del detenuto sia dalla direzione del carcere. Il detenuto può farne domanda per motivi di vicinanza alla famiglia, di lavoro o di studio o per motivi di “sicurezza” e una volta presentata la domanda, il DAP o il PRAP (in base a quale carcere si richiede di essere trasferiti) dispongono di 60 giorni per rispondere.

Nel caso dei trasferimenti “disciplinari” è la direzione del carcere a formulare la richiesta. Formalmente la giustificazione è di “preservare la sicurezza interna alla struttura”, ma in realtà questa è più una carta che l’amministrazione utilizza per punire i detenuti più irrequieti o dopo degli episodi di insubordinazione. Di solito ha lo scopo di spezzare i legami che il detenuto ha creato all’interno del carcere per indebolire ed isolare, costringendo il prigioniero a riniziare il processo di integrazione in una nuova struttura. Per questo tipo di procedura non c’è una regolamentazione precisa, il contatto tra le direzioni di due prigioni rende immediato il trasferimento per cui il detenuto non ha nessuna possibilità di opporsi. Può capitare che il detenuto venga trasferito in un carcere molto lontano dal suo luogo di residenza rendendo complicate le visite ed i colloqui. Infatti il tema dei trasferimenti si scontra con quello della “territorialità della pena”, secondo il quale i detenuti hanno il diritto di scontare la pena in un luogo vicino alla propria famiglia.