Se il carcere rappresenta la massima espressione di costrizione e controllo, la solidarietà è la base da cui partire per renderlo meno efficace.
La funzione delle strutture carcerarie è quella di isolare i detenuti con il fine di condurli al pentimento e alla negazione di ciò che si è commesso.
All’interno delle carceri le amministrazioni adottano tutte le misure possibili per mettere i prigionieri gli uni contro gli altri: premialità, sezioni differenziate, costo del sopravitto che crea antipatie tra chi può e non può permetterselo, istigazione alla delazione e così via. Rispetto al mondo esterno è ancora peggio, i rapporti e le relazioni vengono ridotti all’osso per fare in modo che chi sta dentro subisca il peso della sua condizione.

La solidarietà, nelle sue svariate forme, è la nemica principale del carcere. Essere solidali e aiutarsi tra detenuti, non dimenticarsi di chi sta dentro e parlare dei problemi all’interno delle carceri, dimostrare che chi sta dentro non è solo, sono tutti modi per rendere viva la solidarietà. E non a caso sono tutte cose non accettate da chi amministra le prigioni.

Sanno bene che dove c’è solidarietà c’è forza, c’è voglia di non tacere davanti ai soprusi, voglia di unirsi e aiutarsi e magari anche di lottare insieme.