è una delle forme più estreme di lotta non violenta praticata in carcere, negli anni ‘70 e ‘80 ha avuto larghissima diffusione specialmente nei detenuti politici, alcuni dei quali portarono avanti lo sciopero fino alla morte.

Normalmente i prigionieri che intendono intraprendere uno sciopero della fame avvisano l’autorità carceraria, che per legge è costretta a predisporre dei controlli sanitari quotidiani e non può in nessun modo imporre l’interruzione della lotta, e neanche imporre l’alimentazione. Negli ultimi anni ci sono stati diversi scioperi della fame per protestare contro varie misure imposte dalle direzioni carcerarie, ricordiamo nel 2019 lo sciopero della fame delle prigioniere anarchiche del carcere de L’Aquila, e nel 2020 quelli in protesta alle insufficienti misure anticovid presenti nelle carceri. In Sardegna nel 2017 nel carcere di Uta morì in circostanze poco chiare l’indipendentista Doddore Meloni, dopo quasi due mesi di sciopero della fame.