La premialità è un sistema ideato per rompere la solidarietà e la complicità tra detenuti, anche se viene descritto come “il fine di creare nel condannato degli atteggiamenti di collaborazione con l’istituzione carceraria, al fine del suo reinserimento in società”.

La premialità prevede la concessione di permessi premio o lo sconto della pena in luoghi esterni al carcere (per le pene inferiori ai 18 mesi) o la liberazione anticipata, ottenuta tramite i 45 giorni di sconto pena ogni sei mesi di buona condotta.

Non viene applicata a tutti i soggetti, infatti non solo dipende dalla buona condotta ma anche dal fatto che il detenuto non sia sottoposto al regime 14bis, non sia classificato come delinquente abituale e non ci sia il rischio di fuga.

L’introduzione del sistema della premialità, avvenuto durante gli anni ’70 fu lo strumento perfetto in quel periodo, per interrompere la stagione di lotte in carcere.

La novità che si rivela quasi sempre vincente è il ricatto con cui si perde molto facilmente lo sconto dei 45 giorni: basta un rapporto disciplinare negativo, che può essere dato dalle guardie anche solo per ripicca. La premialità spinge i detenuti ad accettare tutto passivamente per ingraziarsi le autorità carcerarie e ottenere dei vantaggi.