L’ergastolo ostativo è la pena massima più severa e dura che può ricevere un condannato.

A differenza dell’ergastolo normale quello ostativo prevede che il detenuto non possa godere di alcun beneficio, in particolare non possa godere dei regimi di semilibertà che vengono concessi normalmente agli ergastolani dopo il 26° anno di detenzione in caso di buona condotta.
L’ergastolo ostativo si applica ai condannati per reati gravi come ad esempio terrorismo, associazione mafiosa, sequestro a scopo di estorsione o associazione per traffico di stupefacenti. In buona sostanza, l’ergastolo ostativo è un “fine pena mai” che nega ogni misura alternativa al carcere e ogni beneficio penitenziario a chi è stato condannato salvo che questo decida di collaborare con la giustizia o qualora la loro collaborazione sia giudicata irrilevante (quest’ultima ipotesi è comunque talmente vaga che spesso non viene applicata, come nel caso di molti condannati all’ergastolo per la lotta armata degli anni ’70. Avrebbero tutte le carte per uscire, ma a volte non escono perché scelgono per coerenza di non chiedere nulla, da parte sua, lo
Stato, non li libera nonostante quasi 40 anni di detenzione, un mondo completamente diverso all’esterno e nessuna possibilità di collaborazione in quanto ormai su quei processi non c’è più nulla per cui collaborare).

Si può quindi dire che l’ergastolo ostativo sia l’arma di annichilimento più pesante a disposizione dello Stato italiano, che a guardarla bene non è così distante da una vera e propria pena di morte.