Una delle figure più note e rappresentative sia dello scenario criminale che di quello politico.
Trasferitosi a Torino all’età di 13 anni e dopo essersi distaccato dalle politiche di partito, in particolare del
PCI entrò in contatto con le realtà rivoluzionarie degli anni ‘60 ed incontra Pietro Cavallero con cui mise
su una banda di rapinatori animata dalla voglia di giustizia sociale. Oltre ai due già citati facevano parte
della banda anche Donato Lopez, Adriano Rovoletto e Danilo Crepaldi. Tra il ’63 e il ’68 misero a segno
18 rapine tra Torino e Milano. Nel ’67 dopo una rapina ad una banca milanese si conclusero le avventure
criminali della banda che venne arrestata in momenti diversi, a Notarnicola toccò dopo una breve
latitanza. Nove mesi dopo gli arresti si svolse il processo con la condanna che costerà l’ergastolo a
Notarnicola e Cavallero, durante il processo questi ultimi intonarono il canto “figli dell’officina”.
Nonostante la detenzione Notarnicola divenne comunque un punto di riferimento per le rivolte carcerarie
e per i diritti dei detenuti lottando contro le condizioni detentive sia ordinarie che delle carcerazioni
“speciali” e ottenendo anche la possibilità per i detenuti di avere penne e carta per poter scrivere e
protestare contro le condizioni carcerarie.
Nel 1976 cercò di evadere insieme ad altri quattro dal carcere di Favignana attraverso un tunnel,
purtroppo scoperto prematuramente dalle guardie.
Nel 1978 è il primo nella lista dei 13 nomi indicati dalle BR come detenuti da liberare in cambio del
rilascio di Aldo Moro.
In carcere si dedicò alla scrittura di libri e poesie, suo il libro “l’Evasione impossibile” pubblicato da
Feltrinelli nel 1972.
Dal 1995 entrò in regime di semilibertà e dal 2000 è libero. Gestisce un’osteria a Bologna.
Rimane sicuramente un esempio di spirito indomito sia all’esterno che all’interno delle carceri.