La messa alla prova è una misura alternativa, introdotta dal 2014, che consiste nella sospensione del procedimento penale. Viene richiesta dall’imputato e si può chiedere solo per i reati minori. Non può essere concessa più di una volta nella vita ed è esclusa nei casi in cui l’imputato sia stato dichiarato dal giudice delinquente abituale o per tendenza.

L’imputato viene affidato all’UEPE (Ufficio Esecuzioni Penali Esterne), che ha un ruolo centrale nella redazione del programma di prova al quale parteciperà l’imputato. Questo programma è sottoposto al giudice che verrà periodicamente informato sull’andamento dei lavori socialmente utili e sulla condotta dell’imputato.

Deve essere disposto per un massimo di otto ore giornaliere e per un minimo di dieci giorni. Non è contemplata una durata massima, ma generalmente viene previsto un anno, per i reati che prevedono una pena pecuniaria, o due anni per i reati puniti con pena detentiva.

I lavori di pubblica utilità non sono retribuiti e possono essere svolti presso lo Stato, Regioni, Comuni, le aziende sanitarie ed enti di volontariato, assistenza sociale o sanitaria.

E’ previsto che il lavoro non pregiudichi le esigenze familiari, sanitarie e di studio dell’imputato.