I colloqui all’interno del carcere sono l’occasione d’incontro con parenti e amici, e una delle rare occasioni di contatto con l’esterno, sono regolati dagli articoli 18 e 37 del codice penale.

I non parenti devono fare richiesta e sperare che venga considerata “un ragionevole motivo” dal direttore del carcere, la cui autorizzazione è discrezionale (questo vale per i detenuti definitivi).

Chi vuole visitare un imputato in attesa della sentenza di primo grado deve richiedere il permesso all’autorità giudiziaria che sta processando il detenuto, e poi presentarlo al momento dell’accesso in carcere.

Il detenuto è l’unico che può far richiesta dei colloqui, anche se nella prassi i familiari si presentano anche senza la richiesta del congiunto, che può – volendo – rifiutare il colloquio.
Il direttore non può proibire i colloqui con i familiari entro il quarto grado di parentela e ovviamente con i coniugi.

La durata dei colloqui è di un’ora (può essere maggiore solo in caso di particolari circostanze), i detenuti hanno la possibilità di avere sei colloqui al mese, mentre per casi di detenzioni a carattere speciale i colloqui sono quattro, in caso di isolamento punitivo i colloqui possono essere sospesi e non recuperati. I colloqui con l’avvocato hanno un’altra regolamentazione e non sono inclusi in questo conteggio.