Il 41-bis, chiamato anche “carcere duro”, è il regime carcerario più rigido dell’ordinamento penitenziario. In poche parole la parte più punitiva nel panorama carcerario.

È stato introdotto nel 1992, inizialmente come misura d’emergenza, all’indomani dell’omicidio di Falcone e Borsellino e anche per questo il suo utilizzo viene spesso ricollegato alla criminalità organizzata di tipo mafioso. Il suo utilizzo è però più ampio: possono essere destinati al 41-bis anche coloro che hanno compiuto reati con finalità di terrorismo, sequestro di persona, associazioni a delinquere con finalità di spaccio o contrabbando e reati legati alla prostituzione.

I reclusi in regime di 41-bis sono in perenne stato d’isolamento, in celle singole e con sole due ore d’aria al giorno, momento nel quale si possono incontrare al massimo 4 detenuti. I contatti con i familiari sono limitatissimi, un solo colloquio al mese e una telefonata di 10 minuti al mese, quest’ultima controllata, così come tutta la corrispondenza che viene sottoposta a censura.

Il regime 41-bis prevede una durata di 4 anni, prorogabile per ulteriori due anni (può essere prorogata all’infinito).

L’esistenza di questo regime punitivo è spesso oggetto di dibattito per le condizioni disumane che impone: nel 2015-2016 ci fu una campagna contro la decisione del D.A.P. di vietare l’invio di libri e materiale stampato ai reclusi in 41-bis, ordinanza che è stata poi confermata nel 2017.