Il 14-bis viene definito il “regime della sorveglianza particolare”.

È riservato ai detenuti che con i loro comportamenti “compromettono la sicurezza negli istituti penitenziari, quelli che con la violenza o le intimidazioni impediscono le attività degli altri detenuti, quelli che nella vita penitenziaria mettono in stato di soggezione altri detenuti”. Di fatto può essere utilizzato per tutti i detenuti più agguerriti, quelli che non abbassano la testa davanti alle intimidazioni delle guardie e che lottano per ottenere dei miglioramenti nella propria condizione. Oppure anche per coloro che hanno un “curriculum criminale” particolare per cui viene richiesto il 14-bis già dall’ingresso nella struttura.

Questo provvedimento, che ha la durata di sei mesi può essere poi prorogato ogni tre mesi, potenzialmente all’infinito.

Le restrizioni imposte dal 14-bis sono variabili in base ai comportamenti del detenuto e a quelle che l’amministrazione del penitenziario richiede come “necessità” ma non possono riguardare l’igiene e le esigenze della salute; il vitto e il sopravvitto; il vestiario e il corredo; il possesso, la lettura di libri e periodici; le pratiche di culto; l’utilizzo di apparecchi radio; la permanenza all’aperto per almeno due ore al giorno; i colloqui con gli avvocati e quelli con i parenti.